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 post 647 

yahoo, la prima anticlausola

la prima anticlausola (vedi post 275), relativa ad una pretesa di Yahoo mail, la possibilita’ di leggere la posta degli utenti.

Yahoo non e’ autorizzata in nessuna maniera a leggere la mia posta. Nel caso cio’ avvenga, sara’ tenuta al risarcimento di 10.000 euro per ogni email letta, salvo eventuali danni maggiori

http://www.downloadblog.it/post/14577/yahoo-mail-puo-leggere-la-posta-degli-utenti-grazie-ai-nuovi-termini Yahoo Mail può leggere la posta degli utenti grazie ai nuovi termini

 

Yahoo ha recentemente aggiornato i termini d’utilizzo per i propri servizi: ha fatto discutere, in particolare, un’opzione per la quale la società si riserva il diritto d’accedere alla posta elettronica degli utenti. In pratica, Yahoo può entrare nei profili quando e come vuole per leggere i messaggi. Forse, un po’ troppo invadente.
Allo stesso modo Yahoo riterrà responsabile l’utente d’avvertire i propri contatti della possibilità che i messaggi siano letti dalla società. In termini più semplici, se utilizzate Yahoo Mail è bene che informiate i destinatari del possibile controllo sui contenuti dei messaggi inviati e ricevuti. Ne siete legalmente responsabili.
La pratica di controllare i messaggi di posta elettronica non è nuova: GMail di Google si è riservata lo stesso diritto in passato. Yahoo Mail rischia d’incorrere nella censura delle autorità garanti della privacy. L’aggiornamento dei termini d’uso fa seguito a quello del servizio: mantenere la versione “classica” non cambia nulla.

                                                                                 post 289 

contratti: le anticlausole

come saranno i contratti del futuro? Per intanto ecco cosa succede nei contratti di oggi, in Inghilterra;

Quello che almeno inizialmente era stato pensato come un pesce d’aprile dallo staff del rivenditore online inglese GameStation.co.uk si è rivelato poi un indovinato esperimentoper sapere quante persone vanno a leggere i termini d’uso dei siti web da cui comprano merce in generale, nel caso specifico videogiochi.

La regola introdotta da GameStation proprio il primo aprile prevede che chiunque invii un ordine tramite il portale accetta di vendere ad esso la propria anima:
“Inserendo un ordine su questo sito nel primo giorno del primo mese dell’Anno Domini 2010, acconsenti a donare a noi un’opzione non trasferibile, per ora e per sempre, sulla tua anima immortale. Dovessimo decidere di esercitare l’opzione, accetti di cedere la tua anima immortale, e qualsiasi diritto su essa, entro 5 (cinque) giorni lavorativi dopo la ricezione di notifica scritta da gamestation.co.uk o uno dei suoi demoni autorizzati. Ci riserviamo il diritto di notificare il tutto con 6 (sei) lettere di fuoco, senza assumere responsabilità per perdite e danni causati da esse. Se a) non credi di avere un’anima immortale, b) l’hai già venduta a terzi, o c) non intendi concedere la licenza, per favore clicca qui sotto per annullare questa clausola e procedere con la transazione”
Ben pochi in realtà hanno cliccato sul link rivelatore del pesce d’aprile, provando così che i termini d’uso vengono letti praticamente mai: il sito conta circa 7.500 anime legalmente possedute.

http://www.gamesblog.it/post/18319/comprato-da-gamestationcouk-il-primo-aprile-avete-pagato-con-la-vostra-anima

questa clausola e’ il frutto del privilegio dell’azienda di potere redarre il contratto quando invece il cliente puo’ solo firmare ed accettare o meno.

per il futuro invece ci saranno le anticlausole, come nell’esempio dell’immagine sopra dove l’anticlausola e’ presa a prestito da un contratto Microsoft, (http://explore.live.com/microsoft-service-agreement?ref=none&mkt=it-it) che mette le mani avanti e limita l’importo massimo dei risarcimenti alla tariffa mensile del servizio. Nel caso di GameStation una anticlusola fatta a priori per prevenire richieste illegittime potrebbe suonare come “io cliente nulla devo in piu’ a GameStation oltre il prezzo del gioco” che avrebbe l’effetto di annullare le pretese dell’azienda sulle anime dei propri clienti

angelo

angelino

diavoletto

indeciso

diavolaccio

                                                                                            post 275 

contratti

Ho firmato un contratto fastweb l’anno scorso, chiedendo per tre volte al rivenditore, in uno di quei gazebo mobili che si trovano in giro, quanto fosse il costo totale al mese da pagare. Per tre volte m’ha risposto 40 euro senza costi aggiuntivi e senza nessuna spesa di attivazione.
Ho firmato anche perchè rientrava nel limite massimo di spesa che mi ero prefisso.
Quando è arrivata la prima bolletta sono cominciate le sorprese: l’attivazione non era gratis ma era da pagare, nonostante avessi chiesto espressamente al rivenditore se dovevo pagarla e questi mi avesse risposto di no. 
Non erano 40 euro al mese ma 67, perchè bisognava aggiungere 27 euro di contratto base obbligatori a cui però il rivenditore non ha accennato per aumentare la probabilità di firma del contratto (e infatti 67 euro erano troppi per me e non avrei firmato).
Quando ho chiesto spiegazioni a fastweb la signorina ha risposto che era sottinteso che dovevo pagare anche i 27 euro in più e comunque risultava dal contratto cartaceo.
Resta comunque la considerazione che se sul cartaceo c’è scritto 67 euro al mese il rivenditore non può verbalmente dichiarare 40 euro al mese (i 27 euro di fisso non sono una cifra trascurabile che si può omettere di dichiarare).
100 euro come caparra, che era il male minore perché da restituire a fine contratto, però distorcevano la versione del rivenditore “40 euro al mese senza nessuna altra spesa”.
Perché le aziende la legge la rispettano, a leggere il contratto.
Il problema è proprio quello: come fai in un gazebo ma anche in un negozio o in un centro commerciale a leggere un contratto con decine e decine di punti più le voci scritte in piccolo e le voci con asterisco? Il più delle volte si firma senza neanche dare un’occhiata alle varie voci fidandosi della buonafede del rivenditore e dell’azienda, che spesso c’è ma qualche volta viene meno.
Bisognerebbe stilare un proprio controcontratto, con quello che si intende pagare e quello che si vuole ricevere, di modo che, incrociandolo con il contratto proposto dal rivenditore, siano valide solo le voci perfettamente identiche e che quindi rispecchiano il volere di ambedue le parti.
Così noi firmiamo il loro contratto e loro ci firmano il nostro, con buona pace di asterischi, scritte minuscole e fregature varie (vista anche la gran richiesta di reciprocità).

Sotto un tipico contratto, redatto in regime di monopolio da una delle parti,in questo caso Fastweb. (alla pagina google.docs il contratto completo)

monopolio fastweb

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Nella immagine sopra un esempio di cosa voglia dire monopolizzare un qualcosa: nel contratto, redatto da una sola delle due parti in causa, Fastweb, si specificano gli obblighi del cliente, con tutti i divieti e relative sanzioni. La forma corretta del contratto vorrebbe che si elencassero anche gli obblighi ed i divieti di Fastweb, ma non c’è nessuna voce del genere nel documento

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Sopra il contratto nella sua forma corretta. Per ottenere ciò è difficile pensare ad una qualche regola per cui
Fastweb rediga un contratto che non penalizzi il cliente. A meno che il cliente non rediga un suo contratto da far firmare a Fastweb, bilanciando in questo modo le opportunità di controllo. Sarà quindi diritto del cliente chiedere la firma di Fastweb sul proprio contratto (nel caso di contratti complessi ci penseranno i sindacati a redigerli in forme preconfezionate) per cui si eviteranno tutti i piccoli giochini del giorno d’oggi con Fastweb, per esempio, costretta a firmare un contratto del cliente su cui ci sono delle voci tipo “il cliente non pagherà mai in nessun caso più di tot euro al mese”

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I contratti al giorno d’oggi, redatti da una sola parte con conseguenti vantaggi

I contratti di domani, con redazioni e firme incrociate in modo da garantire una parità fra le parti in causa

 post 70