diritto all’autodeterminazione: le nuove regole

In basso, da wikipedia, due principi di autodeterminazione (donne e popoli) con regole basate sul monopolio, per cui ognuno e’ libero di disporre a piacimento di se stesso e la autodeterminazione assume connotati assoluti.

immagine sopra: i diritti di bibliotecari ed utenti sono in relazione tra loro, per cui un bibliotecario non puo’ legiferare per un utente

Basando invece la autodeterminazione su base due, cioe’ sull’esistenza per ogni qualcosa di un antiqualcosa, si hanno delle differenze anche notevoli per il modo di concepire i confini dell’autodeterminazione. In particolare un qualcosa non puo’ legiferare o difendere i diritti del suo antiqualcosa, regola che sembra banale ma che viene regolarmente elusa in molteplici settori della nostra vita, basti pensare alle biblioteche dove data la dualita’ bibliotecari-utenti si ha la anomalia che i bibliotecari legiferano anche per gli utenti, il che porta inevitabilmente a leggi e regole a favore dei bibliotecari.

immagine sotto: ecco cosa succede quando un qualcosa legifera anche per il suo antiqualcosa. Questo e’ l’interno di una biblioteca milanese, con due tipi di monitor: quelli che permettono la visualizzazione agli altri e quelli che sono visibili solo al proprietario ( Milano, biblioteca vigentina).  Inutile dire che (la disposizione e’ decisa dai bibliotecari) i monitor visibili a tutti sono degli utenti e quelli non visibili dei bibliotecari

da Wikipedia
Il diritto all’autodeterminazione è il riconoscimento della capacità di scelta autonoma ed indipendente dell’individuo. Compare come espressione durante gli anni delle lotte femministe.
Il movimento delle donne la coniò per significare il diritto di poter scegliere rispetto alle questioni della sessualità e della riproduzione. Rivendicare la totale autonomia della gestione del proprio corpo fu un punto di partenza, che portò a denunciare, ed in parte risolvere, le mille forme di violenza, coercizione e discriminazione subite dal genere femminile, per le errate norme di diritto del tempo e le dinamiche familiari soggette ad una struttura sociale di tipo patriarcale.
Originata da un’esigenza tutta individuale e sviluppatasi in una urgenza collettiva, questa prima formulazione rimase per anni ristretta al campo dei diritti civili e sociali delle donne, per poi arricchirsi di un ulteriore riferimento: il diritto all’autodeteminazione dei popoli.
L’espressione si traduce nel riconoscimento della capacità di scelta autonoma ed indipendente dei popoli poco rappresentativi, altrimenti detti “minoranze”.
Tale diritto tutela la gestione autonoma della loro esistenza, salvaguarda la loro sopravvivenza, messa in pericolo dalle dinamiche di arricchimento della civiltà consumistica, e consente il dialogo tra culture diverse.
Il principio di autodeterminazione dei popoli sancisce il diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l’indipendenza, associarsi a un altro stato o comunque a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico. Tale principio costituisce una norma di diritto internazionale generale cioè una norma che produce effetti giuridici (diritti ed obblighi) per tutta la Comunità degli Stati. Inoltre questo principio rappresenta anche una norma di jus cogens, cioè diritto inderogabile (Significa che esso è un principio supremo ed irrinunciabile del diritto internazionale, per cui non può essere derogato mediante convenzione internazionale). Come tutto il diritto internazionale, il diritto di autodeterminazione ratificato da leggi interne, per esempio la L.n.881/1977, esso vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cass.pen. 21-3 1975)

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