mappe concettuali errate: profit e non profit

dal post 313, mappe concettuali errate, quelle sugli statuti Onlus. In questo post altre mappe concettuali errate

Profit e non profit, oggi visto come un tutt’uno

quando invece, per una resa migliore del terzo settore visto nel complesso, andrebbero separati
riscontro: nei commenti al post http://gradiniemappe.blogspot.com/2011/07/o-fai-profit-o-fai-non-profit.html c’e’ stata una piccola lotta concettuale tra me e Chiara Arroi con la resa finale delle teorie di questa operatrice onlus che vorrebbe mischiare lavoro e volontariato, come da discussione sotto
ma credo che in realtà questo barbaba sia solo un provocatore, una sorta di Paolini l’incubo dei tg…per inciso anche io sto per partire alla volta della Tanzania con una piccola associazione spesandomi vitto, alloggio, viaggio, vaccini ecc: ho scelto cioè di svolgere un periodo di volontariato nell’unico periodo libero che avevo a disposizione. Trattasi però solo di 1 mese, perchè è chiaro che non si può sopravvivere economicamente lavorando 8 ore al giorno (minimo) e per 365 giorni all’anno da volontario (o meglio lo farò una volta arrivata alla pensione!). il non profit non è ambiguo; lo sono forse alcune realtà, ma non tutto il non profit. Le organizzazioni che operano in questo settore erogano servizi alla comunità in modo TOTALMENTE gratuito perchè credono nel valore della solidarietà e perchè in molti casi sopperiscono alle deficienze dello Stato. Il profitto (prerogativa delle aziende) deriva da un dislivello tra entrate e uscite. tale dislivello non può esistere nel non profit: entrate e uscite si equivalgono. Tutto ciò che entra deve essere reinvestito per i fini, gli scopi e i progetti dell’organizzazione. Qualsiasi organizzazione seria, nel momento in cui tu lo chiedi ti dice chiaramente che percentuale della donazione va al progetto e che percentuale va ai costi di gestione: E si caro Barnaba, perchè anche le non profit hanno le loro spese (se vogliono sopravvivere, e investire al meglio in servizi sempre più efficienti e di aiuto alla comunità). Relativamente a tutti i tuoi precedenti commenti, è chiara la tua scarsa conoscenza degli aspetti legali e organizzativi degli ebnti del terzo settore. Quindi prima informati e poi si discute da persone civili. Anarchico non necessariamente equivale a maleducato e tracotante.

Chiara Arroiagosto 18, 2011 alle 2:40 pm

Scusate, ho sbagliato a scrivere il cognome: Chiara Arroi. Albergamo è solo in onore di Alessandro, grazie al quale sono venuta a conoscenza di questo carteggio!

francescobarnabasettembre 1, 2011 alle 1:40 pm

le menzogne di chiara arroi: afferma che prestano la loro opera in modo TOTALMENTE gratuito
“Le organizzazioni che operano in questo settore erogano servizi alla comunità in modo TOTALMENTE gratuito perchè credono nel valore della solidarietà e perchè in molti casi sopperiscono alle deficienze dello Stato”
salvo poi smentirsi una riga sotto
“ Il profitto (prerogativa delle aziende) deriva da un dislivello tra entrate e uscite. tale dislivello non può esistere nel non profit: entrate e uscite si equivalgono”
dove conferma l’esistenza di generiche entrate che sarebbero uguali alle uscite
In realta’ solo il 20-30 per cento di quanto arriva alla magggioranza delle onlus va a progetto: il resto va a finire direttamente nelle tasche di questi finti paladini dei piu’ svariati diritti, che poi guardacaso non sono mai i loro diritti, come quei volontari per dirne una che si occupano a man sbracciate dei senzatetto senza aver mai dormito una notte fuori, segno inequivocabile di terzi e quarti fini
Riguardo alle vacanze in Tanzania mischiate al volontariato onlus, questi operatori sembrano caotici, disorganizzati e buzzurri, per fare un confronto con altre realta’ quali per esempio il mondo del lavoro, dove un professionista serio mai mischierebbe affari ed amore, oppure un poliziotto che non berrebbe mai in servizio.
In realta’ lo fanno non perche’ non ne sono capaci, ma perche’ sono truffaldini e sanno che a mischiare profit e nonprofit, vacanze e lavoro, solidarieta’ e stipendio chi ci guadagna e’ proprio chi sotto le mentite spoglie di benefattore dell’umanita’ puo’ accedere senza ostacoli alle piu’ svariate risorse destinate in origine a poveri e bisognosi, appropriandosene poi della maggior parte possibile
Chiara mi chiede di informarmi per parlare da persone civili, ed io rispondo va bene, lo faro’, a patto che lei mi dica se va in Tanzania per vacanza o per lavoro perche’ tutte e due allo stesso tempo e’, francamente, incomprensibile

Chiara Arroisettembre 1, 2011 alle 2:05 pm 

Il sentirmi giudicata per la tremenda e criminale scelta di fare un periodo di assoluto volontariato (nè vacanza nè lavoro retribuito), conoscenza e condivisione spesandomi viaggio, vitto e alloggio è la prova più palese della tua ignoranza o disonestà (ancora non ho ben capito) intellettuale. Non accetto il sentrimi dire “a patto che”. Non ti devo spiegazioni. Io non scendo a patti con te, caro Barnaba. Un saluto. Chiara

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